Besound Music Festival, quando la musica va oltre le note

La programmazione delle iniziative culturali allestite nel cartellone di Primavera dall’Amministrazione comunale e in particolare dall’assessora Annamaria Campobasso  e’ la conferma di una tendenza e di un impegno che mutano e allargano  gli orizzonti e vanno oltre le insuperabili barriere dell’approssimazione, dell’ estemporaneita’ affatto creativa e di quel genere miserabondo e raccogliticcio che ha caratterizzato scelte assessorili del passato recente e di amministrazioni viziate dalla sottocultura mangereccia all’insegna del “cosa c’e’ per me ?” Siamo sempre stati abituati agli scampoli  di fine stagione e agli avanzi di cibo mentre nel circondario, a pochi passi da noi, si faceva sempre meglio, tanto da costringerci ad una forma di emigrazione  forzata, non perche’ l’erba del vicino fosse piu’ verde poiche’ lo era per davvero mentre noi eravamo semplici peones. Mi sono sempre chiesto, in un quadro di pochezza e di opacita’ senza limite, a cosa potesse servire un ufficio comunale alla cultura, quali fossero i ruoli e le attivita’ che ne nobilitano il nome nonostante il trastullamento, sempreche’ a dirigerli vi siano persone che abbiano competenze al riguardo, e non posizionate sulla poltrona-girello per qualche strana alchimia nepotistica. Ma questo e’ un altro capitolo che merita approfondimenti specifici. Il bello di ier sera e’ una realta’ che fa musica a tutto tondo e che con il suo Music Festival ha inaugurato il cartellone della stagione con un pregio essenziale,  quello cioe’ di seguire un filo logico attraverso la musica e i libri e il teatro e i reading letterari e gli incontri con i vari autori per poi confluire in iniziative che s’intrecciano con temi di cronaca e di attualita’. Tornando al nostro Besound Music Festival non e’ difficile non considerare lo sforzo compiuto dagli organizzatori e dalla pubblica amministrazione per allestire una serie di appuntamenti di buon livello e soprattutto di farci conoscere in presa diretta il talento di musicisti triggianesi come Aldo Bucci. E’ solo un esempio poiche’ a Triggiano abbiamo gente come Vito Ottolino e Pino Mazzarano la cui notorieta’ per loro fortuna supera i confini territoriali. Vi e’ anche da aggiungere, giusto per tacitare polemiche strumentali del solito webete (idiota del web) che il costo del biglietto d’ingresso di appena 5 euro, oltre ad essere di estrema popolarita’ e’ del tutto insignificante. La cultura va sostenuta e soprattutto promossa. Se non siamo disposti a spendere 5 euro per 90 minuti di piacevolissima musica, significa che siamo e saremo dei poveracci, ciucci e presuntuosi oltre che ignoranti. 

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