Bubba e la “tela del ragno”. Vita e miracoli del Buon Samaritano 2.0

“On the road again 2”, è il nome dell’inchiesta sul presunto giro di appalti e tangenti per il quale la guardia di finanza ha sequestrato beni patrimoniali per un valore complessivo di 240mila euro alle persone indagate per truffa aggravata. Tra queste, insieme a imprenditori ed ex funzionari della Provincia di Bari, anche la “nostra” Anita Maurodinoia, leader di Sud al Centro, Movimento che oggi in consiglio comunale rappresenta la seconda forza politica che sostiene il sindaco Antonio Decaro. Il partitino di Lady Preferenze, messo su dopo aver girato le spalle a Francesco Schittulli, è lo stesso che dopo essere entrato nelle grazie del governatore Emiliano sostenendo la sua elezione alle regionali del 2015, ha piazzato Rosa Pastore, moglie dell’ex assessore provinciale alla “trasparenza” Vito Perrelli, alla guida dell’azienda ferroviaria STP e Alessandro Cataldo, omonimo di Sandrino nonché cugino di primo grado, alla presidenza dell’Adisu. Potremmo definirla come la tela del ragno, perché di tela si tratta nell’intreccio che Sandrino conosciuto a Triggiano come “Bubba” è riuscito a costruire scientificamente attraverso un network di relazioni politico-affaristiche con imprenditori, impiegati e funzionari. Sandrino che è considerato un “impresentabile” a causa di una condanna per truffa da un milione e 200mila euro ai danni di una compagnia assicurativa, non è nuovo nella politica. I suoi primi passi cominciò a muoverli negli anni 2000 ricoprendo l’incarico di assessore nella giunta comunale di centrodestra del Comune di Triggiano guidata dal sindaco dell’epoca Franco Denicolò. Poi arrivò la condanna, ma Sandrino beneficiò dell’indulto e dunque evitò il sole a scacchi. Simpatico, rubicondo e mattacchione, Bubba per gli amici, è uno che si fa ben volere da tutti. Sempre molto disponibile e dotato di un altissimo senso di umanità potremmo considerarlo come il buon Samaritano 2.0. Ha il suo quartier generale in uno studio arredato di via Virgilio frequentato da una vasta clientela. Tutti hanno bisogno di qualcosa e Sandrino, la cui generosità non conosce limiti, si è sempre messo a completa disposizione. Per queste ragioni sul suo profilo Facebook pubblica esclusivamente inserzioni per la ricerca di personale, ed è per questo che è riuscito a creare una fittissima rete che ha portato la sua consorte a risultati elettorali impensabili e a diventare ben presto un elemento di spicco della politica metropolitana per l’alto numero di preferenze che riusciva a spostare da un a parte e l’altra attraverso un geniale meccanismo di rappresentanti di lista, volenterosi e soprattutto volontari. Fin qui la storia non farebbe una grinza tanto da farci immaginare che Bubba possa diventare ben presto patrimonio vivente dell’Unesco. Ma poi a leggere le carte della procura, emergono dei particolari che offrono l’altra faccia della medaglia, o se preferite “the dark side of the moon”. Tutto questo, sia chiaro, non è dimostrabile, gli elementi non sono tali da dimostrare che si sia incardinato un sistema di corruttela legato a tangenti e mazzette. Una cosa però è certa: i coniugi Cataldo-Maurodinoia fanno un uso indiscriminato di carne e salsicce, costatine di cavallo e ogni tanto anche qualche cassetta di pesce. Lo si evince nelle intercettazioni telefoniche i cui stralci sono riportati dai quotidiani locali. A ben pensarci, quando Anita fu “trombata” alle elezioni comunali triggianesi nel 2011, il bar che Sandrino gestiva direttamente o per interposta persona su viale Aldo Moro, si chiamava “Viveur”, un nome che riassume un po’ la filosofia di vita, l’essenza stessa di Bubba. Poi i sogni svanirono a causa di un maledetto corto circuito che distrusse i locali. Durante le comunali l’ex bar, in attesa che l’assicurazione (quale destino impervio) liquidasse i danni, si trasformò nel comitato elettorale nonché quartier generale della Maurodinoia, ma al tramonto si trasformava in una grande mensa sociale aperta ai clochard della politica nostrana. Era un luogo ove chiunque poteva riempirsi le “garze” con tramezzini, involtini, panzerotti e ogni altro ben di Dio. Le cucine retrostanti lavoravano a pieno regime e davano da mangiare agli affamati, alcuni sembravano dei lupi abruzzesi. Sandrino al quale non sfuggiva nulla, annotava e scriveva sul suo taccuino nomi e cognomi. Prima o poi quella mangiatoia doveva tradursi in qualcosa di più concreto. Al mattino, come in un noto quartiere a luci rosse di Bangkok, il noto locale si trasformava e diventava meta di pellegrinaggio per mezze pugnette che porgendo la mano, chiedevano sostegno per la campagna elettorale, per la stampa dei santini e dei manifesti. E Sandrino annotava, portando la conta dei voti presunti in maniera ragionieristica. Le cose poi, a distanza di qualche settimana, non andarono per il verso giusto. Le urne sancirono la prima disfatta assoluta di Anita trascinando i debiti di una campagna elettorale costata non poco e finanziata non si sa come. Ma Sandro Cataldo aveva l’occhio lungo e dunque la Provincia poteva essere un luogo dove svolgere al meglio il proprio ruolo. Con Schittulli, che glielo faceva fare, era libero di svolazzare tra uffici e corridoi. E tutti in qualche modo si rivolgevano a lui perché in realtà era lui il dominus, il vero referente del Movimento Schittulli. Anita, che tra le tante cose aveva avuto anche il modo di studiare e di laurearsi, era un’immagine scenografica. Dietro le quinte si operava. Informazioni su appalti, procedure, fatture ? Chiedetelo a Sandrino. Il quadro, secondo il giudice, era insano e malato. Ma null’altro, solo squallidissimo clientelismo. Delle mazzette non c’è alcuna prova tangibile. In fondo una cassetta di pesce o qualche quintale di carne non possono mica considerarsi tangenti.

Stando alle indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale, coordinati dal pm Luciana Silvestris, la coppia Maurodinoia-Cataldo garantiva la «copertura politica e istituzionale». Erano loro i referenti di alcuni imprenditori. Quanto fosse noto il presunto meccanismo, per il quale, per il giudice Alessandra Piliego non ci sono però gravi indizi di colpevolezza, emerge anche da una conversazione intercettata nel settembre 2012 tra il noto imprenditore Alviero Antro (finito ai domiciliari nell’inchiesta parallela che ha dato il via al nuovo fascicolo) e il potentissimo dirigente della Provincia, ormai in pensione, Michele Petruzzellis, anche lui indagato. «Vanno a Triggiano», dice Petruzzellis. «A chi è che andavano a pagare?», chiede Antro. «A Sandro, il marito della…». Il loro uomo? «Lastella», commentano tra di loro. Secondo il giudice, però, occorre altro per sostenere l’accusa di tangenti.

 

 

 

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