Comunali, a Triggiano è partita la compravendita dei voti. Nel centrosinistra si arruolano i capibastone

Per quanto possa essere odioso il rituale della compravendita dei voti a Triggiano è già cominciato. Il sistema ripropone l’antico canovaccio utilizzato negli anni addietro ma anche nei recentissimi, quando il Comune diventò presidio dei rappresentanti di lista i quali ricevevano 50 euro pro capite per garantire una decina di voti a testa secondo il modello del marketing multilivello dei venditori di aspirapolvere o di pentole. Una strategia che funziona e che garantisce il risultato in modo matematico sebbene vi sia sempre un margine d’incertezza per la potenziale percentuale di tradimenti. Una strategia rivolta in particolar modo a quelli che della politica non gliene frega niente e che quindi accettano la mercanzia pur di farsi una pizza e una birra oppure di altri mercenari che pur di rifarsi un cesso con ceramiche extra lusso accettano 5mila euro dal primo capobastone per fare la cacca nel Richard Ginori. Il sistema a Triggiano, così come in altri luoghi della Penisola, è ben rodato. Negli ultimi anni abbiamo assistito anche all’apertura di mense parasociali che allo scoccare della sera offrivano un servizio di catering efficiente, tutti in coda come i clochard per un piatto freddo (eravamo in estate o giù di lì) o la distribuzione di viveri e vivande nelle zone più povere, alla stessa stregua degli yankies americani che liberarono l’Italia dal fascismo. Le strategie messe in atto dai candidati prevedono una selezione attenta dei capibastone, ciascuno dei quali sovrintende ad un comitato elettorale. Ogni referente ha un budget assegnato sulla base delle sue potenzialità nell’allargare le maglie del consenso e di danaro la cui provenienza è sempre incerta. Ad essere chiamate in causa non sono certo le banche, ma finanziatori occulti individuabili in diverse categorie o lobbyes: dagli imprenditori edili ai commercianti di grosso calibro, a chi possiede attività di distribuzione, di import-export, di trattamento dei rifiuti e dai clan malavitosi per operazioni di riciclaggio. L’attività preliminare che sovrintende a un sistema quale quello descritto, è la suddivisione del paese in settori e successivamente in maniera pressoché analitica, l’individuazione anagrafica dei nuclei familiari e dei collegamenti tra famiglie. Il cerchio si allarga, poiché i primi ad essere arruolati sono i referenti istituzionali, quelli cioè che per il loro ruolo o professione hanno a che fare con asl, ospedali e uffici a contatto col pubblico. Una sorta di front office il cui ingranaggio si mette in moto dopo aver ricevuto l’input da alcuni piani alti ma che finisce con il coinvolgere anche le parrocchie. La macchina infernale a Triggiano si è già messa in moto, è in fase di carburazione ma i contatti sono già stati presi. Gli incontri al momento assumono le sembianze di quanto avviene nelle logge massoniche ma quel che conta è che il tariffario è in via di definizione. Nessuno offre nulla per nulla per cui è necessario stabilire i presupposti per garantire sviluppi urbanistici futuri, piani di lottizzazione, opere pubbliche, appalti da venire e manutenzioni. Qualcuno ha già beccato le prime conversazioni “bollenti” il cui audio sarà consegnato in caso di presunto reato alla magistratura, e mandato in onda sul nostro sito a beneficio di tutti i cittadini. Come sempre i lupi o gli amici dei lupi perdono il pelo, ma non certamente il vizio.

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