Comune, il sindaco come la Befana: soldi ai dipendenti comunali

Un migliaio di euro circa in busta paga non fanno male a nessuno. Soprattutto quando la prebenda la si riceve alla fine della legislatura e diventa una sorta di cadeau da parte del sindaco uscente nei confronti di un ristretto numero di dipendenti comunali che si contraddistinguono per professionalità, altissimi livelli di specializzazione e competenze specifiche nei settori di riferimento. Quarantotto ore prima dalla notte di San Silvestro, la maggior parte dei sindacati nel corso di una movimentata assemblea, fatta eccezione della Cisl filoamministrativa, si sono ripromessi di far valere le loro ragioni diffidando il Sinnico Vincent Coppola il quale sarebbe intenzionato a fare l’ultimo regalo per il nuovo anno, forse come ultimo addio all’impegno politico, e ad attribuire le cosiddette posizioni organizzative a 8 prodi guerrieri della macchina comunale. In soldoni sarebbero circa 15mila euro l’anno lordi pro-capite in busta paga. Soldi da attingere dal fondo salario accessorio, il salvadanaio nel quale si pescano le premialità da riconoscere annualmente ai dipendenti sulla base del raggiungimento di certi obiettivi in termini di produttività. L’argomento è stato più volte rispolverato dall’attuale amministrazione di centrosinistra, e ogni volta ha sollevato aspre polemiche all’interno della stessa maggioranza e da parte degli esclusi o di chi ne rivendica il riconoscimento. Complessivamente l’organico comunale è composto da 65 dipendenti, un numero che si è assottigliato quasi della metà negli anni a causa del blocco del turn over, della impossibilità di fare assunzioni e dei numerosi pensionamenti. La macchina amministrativa continua però a funzionare non senza sussulti e scossoni: il motore andrebbe rifatto, un cambio di candele non è mai troppo e una complessiva riorganizzazione della pianta organica sarebbe propedeutica, se non obbligatoria, prima di assegnare posizioni organizzative (P.O) ai responsabili delle ripartizioni e della organizzazione del servizio. Fatto nei termini sopra descritti il provvedimento puzza di bruciato, dando l’impressione che sia una manovra strumentale in vista delle prossime elezioni comunali per le quali tutti saranno chiamati a tirare la carretta. Ma siamo a Triggiano, non dimentichiamolo, e tutti cerchiamo di andare alla sostanza delle cose senza preoccuparci minimamente in termini di efficienza e di potenziamento dell’apparato burocratico e amministrativo. Siamo soprattutto allo scadere della legislatura, il momento migliore per mettere a segno le porcherie migliori. Ci viene il dubbio allora che il provvedimento non sia tutta farina del sacco di Vincent il Sinnico. Sappiamo bene che dove c’è un pupo c’è sempre un puparo. Nel nostro caso con la tessera del Piddì. La questione si arricchirà di particolari nei prossimi giorni, subito dopo la Befana con la Giunta chiamata a deliberare. Pare non esserci al riguardo piena unanimità dei vari assessori. Contrari sarebbero Donatelli in odore di divorzio dalla coalizione e De Benedictis, favorevoli Ruta e Caringella. Battista non pervenuto.

Annunci