La Casta siciliana manda a casa gente perbene. Il caso Fiumefreddo

La storia italiana delle regioni a statuto speciale è ormai una barzelletta, unica nel suo genere. Se poteva avere un senso anni addietro, oggi non lo ha più. Godere di una maggiore autonomia può rivelarsi un’arma a doppio taglio come accade in Sicilia. Una Regione nella quale i consiglieri dell’assemblea (Ars) sono considerati a tutti gli effetti onorevolissimi deputati del parlamento siciliano con tutti i vantaggi e i privilegi che vanno a scapito dei poveracci. I primi, ma la notizia non fa più scandalo anche se ripugnante, destinatari di stipendi da vergogna in un territorio che le statistiche dicono essere tra i più poveri d’Italia. Fin qui siamo alla consuetudine, al mal vezzo di una Casta regionale contro la quale oltre il giudizio vale anche un forte sentimento di intolleranza per il diffuso malcostume. La ciliegina sulla torta è arrivata in questi giorni: L’Ars con un voto “strategico” e attraverso una manovra subdola e galeotta e un voto la cui regolarità ha generato qualche sospetto, ha mandato a casa un galantuomo e un professionista che in questi anni è riuscito a riportare i bilanci della società siciliana di riscossione dei tributi in attivo. Bisogna ammettere che in Italia gli incapaci e i leccaculi sono premiati e dunque la regola è costata un conto molto salato per Antonio Fiumefreddo il quale ha avuto l’unica colpa di sostenere che la giustizia, che ancora esiste, vale per tutti e che anche gli stipendi dei parlamentari siciliani potevano essere soggetti a pignoramento in presenza di contenziosi tributari. Il fatto ha sollevato un tale polverone nell’assemblea dei notabili siciliani che anche uno come Crocetta ha dovuto abdicare davanti ad una maggioranza che ha decretato la defenestrazione di Fiumefreddo immediatamente fatto decadere dalla carica a capo della società e rimpiazzato con un consiglio di amministrazione a tre, ovviamente tutti amici della Casta sicula. Il Cda porterà entro il prossimo anno la società di riscossione alla liquidazione. Non se ne capiscono fino in fondo le ragioni ma non capita tutti i giorni che una società si mette in liquidazione quando il suo bilancio è finalmente in attivo. In Sicilia, regione a statuto autonomo, questo è possibile ma non può passare inosservato, a conferma che viviamo in un Paese che si regge su meccanismi perversi e che non andrà lontano a meno che un tornado non riesca a spazzare via gente inutile che oggi resta ancora aggrappata al potere.

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