La Lombardi Ecologia verso il fallimento, il crollo di un Impero

Le casse della Lombardi Ecologia sono al verde, ma che l’azienda triggianese stesse navigando in acque tempestose lo si sapeva da tempo. Da quando i lavoratori hanno cominciato ad accumulare ritardi nel pagamento degli stipendi. Scricchiola il gigante d’argilla, da sempre sostenitore e finanziatore occulto delle campagne elettorali del centrosinistra triggianese, organizzatore di liste fai da te e di candidati eletti in Consiglio mandati a esercitare il ruolo di sentinelle degli appalti. Tant’è che gli innumerevoli pignoramenti del Fisco, impediscono ai Comuni di procedere con la liquidazione dei ratei relativi all’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti costringendoli ad anticipare i salari pur di garantire il servizio. Un circuito perverso che però nel tempo ha consentito all’azienda di acquisire ulteriori gare di appalto con Durc (il documento che attesta la regolarità contributiva) perfettamente regolari. Stando alle notizie che avevamo riportato mesi addietro, la Lombardi Ecologia, ha accumulato non solo munnezza con la vicenda giudiziaria della discarica Martucci di Conversano e l’imputazione di disastro ambientale ancora tutta in piedi, ma con una voragine finanziaria, forse difficilmente colmabile, di circa cento milioni di euro. Il fallimento sembra ora l’unica strada percorribile, ma il tutto è sospeso ad un filo e la prossima settimana si deciderà sul concordato che è stato revocato nei giorni scorsi. Trenta i milioni dovuti allo Stato e 7,5 quelli da versare nelle casse della Regione per l’Ecotassa. A parlare sono le carte e i bilanci presentati in Tribunale per accedere alla procedura concordataria e salvare l’azienda del Cavaliere, al quale a Triggiano è stata dedicata una fontana abbandonata, simbolo della caduta di un Impero. Un concordato, costruito a regola d’arte, attraverso l’architettura di un sistema che mette in gioco beni e patrimoni finanziari di altre società controllate sempre dalle medesime persone. Quasi in concomitanza con la dichiarata situazione di tracollo, era stata condotta stragetigamente l’operazione cardine: creare un’azienda ex novo, pulita e senza debiti, alla quale cedere il ramo d’azienda più fruttuoso pur di non disperdere un patrimonio quasi secolare e poter proseguire con gli appalti in una trentina di Comuni pugliesi. Si spiega così la nascita della Ercav, una srl che ha come socio unico la Lombardi Ecologia, costituita in gran fretta con un capitale di appena diecimila euro, la cifra sufficiente per iscrivere la neonata società e renderla operativa. La Ercav in maniera silente comincia ad operare, ma la notizia viene “tombata” dal Comune di Triggiano che tra le determine pubblicate sull’Albo Pretorio, esprime un mero parere tecnico al passaggio di mano. La realtà è ben diversa, poiché entrano in gioco i raffinati meccanismi delle scatole cinesi. Forse lo hanno compreso gli stessi commissari giudiziali i quali scrivono che “La nuova proposta irrevocabile di acquisto delle Ercav formulata il 16 marzo scorso dalla Filom è inidonea sia per mancanza di requisiti formali, che per variazioni delle condizioni di acquisto in realtà peggiorative rispetto alla precedente proposta”. “In più – aggiungono i giudici – sussistono fondati dubbi anche sul valore del patrimonio della Filom che avrebbe dovuto cedere ai creditori proprietà per 12 milioni ma gli immobili sono gravati da ipoteche poiché la stessa Filom presenta una grave situazione economica, finanziaria e patrimoniale tale da far escludere la sua capacità di sostenere il ruolo ad essa attribuito”. Ma cos’è la Filom ? Nel concordato preventivo occupa un ruolo di primo piano la società immobiliare della famiglia Lombardi che avrebbe dovuto essere il vero salvadanaio da rompere come un porcellino di creta per versare nelle casse della società in dissesto 12 milioni di euro e 5,6 milioni per acquisire la Ercav il cui valore, del tutto inconsistente, lievita come la massa per i panzerotti per effetto della cessione del ramo d’azienda dalla casa madre. L’articolato sistema dei trasferimenti di denaro da una parte all’altra, ovvero dalla tasca destra a quella sinistra, vede al tavolo verde sempre gli stessi giocatori, i tre fratelli si passano il dollaro a seconda delle necessità ma la moneta è sempre la stessa. Di questo passo si arriva al nodo della vicenda poiché il piano concordatario, che prevede fra l’altro la vendita per 45 milioni di euro degli asset non strategici dell’azienda madre, non ha convinto i giudici che i giorni scorsi hanno revocato il concordato in quanto l’attivo non coprirebbe neanche i creditori privilegiati. In tutto questo i requisiti finanziari e tecnico-organizzativi secondo quanto si legge nella determina firmata dal dirigente comunale dott. Luigi Panunzio, ci sarebbero tutti per la Ercav avendo dichiarato di avvalersi della facolta’ di utilizzo dei requisiti della societa’ cedente. Requisiti che potrebbe perdere in caso di quasi certo fallimento, e di un contratto di appalto (quello su Triggiano ad esempio) sottoponibile a condizione risolutiva ai sensi dell’art. 92 del D.lgs 159/2011, pregiudicando l’intero sistema di raccolta dei rifiuti oltre a lasciare per strada vittime inconsapevoli, circa 700 dipendenti.

 

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