La premiata ditta Cataldo & Maurodinoia: Sandrino il “faccendiere”, dalla truffa alle assicurazioni ai corridoi della Provincia

Lo scenario dell’inchiesta è sicuramente poco edificante, ma ci fa capire come la cosa pubblica sarebbe stata gestita nei corridoi di via Spalato, sede della ex Provincia, dove ognuno faceva quello che voleva svolazzando da un ufficio all’altro con leggiadria e altrettanta leggerezza. C’è chi parla dell’esistenza di una zona grigia, o di quel limite di demarcazione tra interesse, malaffare e legalità. Siamo sempre sul filo del rasoio per la confusione tra ruoli istituzionali e biechi interessi di bottega. E’ quanto emerge dalle carte che al momento raccontano solo la punta dell’iceberg, ma sono sufficienti come scrive il giudice per le indagini preliminari Alessandra Piliego quando parla di un “quadro insano e malato caratterizzato dall’intreccio di relazioni assolutamente inopportune tra gli imprenditori Partipilo e i coniugi Cataldo Maurodinoia”. Un quadro nel quale tuttavia la soglia del sospetto non consente di accertare il loro coinvolgimento nell’attività corruttiva” ipotizzata dalla Procura «di cui non si ravvisa una dimostrazione univoca neanche al livello gravemente indiziario. Gli elementi raccolti dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria però «delineano il ruolo di Cataldo Alessandro sicuramente in termini di faccendiere ben inserito, alla luce dei rapporti confidenziali intrattenuti con il Presidente Schittulli ed altri esponenti politici ed amministrativi della Provincia di Bari». Ruolo che però non consente di stabilire che Sandrino, i cui precedenti sono noti per aver subito anni addietro una condanna a tre anni (con indulto) per una truffa assicurativa, fosse il collettore di tangenti. Di certo i regali a base di pesce fresco e di carne (ma quanta ne mangiavano ?) e soprattutto i lavori di ristrutturazione nella maison dorata della Maurodinoia da parte di un imprenditore che aveva avuto appalti alla Provincia sono considerate “inopportune”, certamente interessate ma non necessariamente ed univocamente inquadrabili nell’ottica delle tangenti. Insomma a dirla tutta secondo questa interpretazione giuridica, se galera ci poteva essere ci volevano prove tangibili, e possibilmente il cogliere in flagranza di reato i responsabili. A riprova di questo principio anche le operazioni societarie in favore della Maurodinoia e “l’esborso da parte di Partipilo della somma di 24mila euro” che non viene considerata una mazzetta. Tutti i dati evidenziati tratteggiano un contesto nel quale l’etica non trova casa, ma rimangono slegati, privi, quindi di una rilevanza univoca idonea a conferire al fenomeno una valenza illecita in grado di superare la prospettazione alternativa della vicenda in termini di una “prassi” malata e di un bieco clientelismo».

 

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