La “tosatura” degli alberi e il “green penis” della Villa comunale

Fatta la Giunta del Donatellum I°, cominciamo a smarronare gli assessori al ramo. Definizione ad hoc per il problema che assilla non solo gli alberi della Villa comunale costretti a subire violenza continua, ma i tanti pensionati che in vacanza non vanno e che vorrebbero godere un po’ di pace all’ombra delle fresche frasche sotto il sole agostano. A Triggiano accade l’inverosimile, per la verità la prassi è consolidata e non si sa a quali santi votarsi per evitare una pratica inutile e dannosa. Quando alle sette della mattina si ode con periodica sistematicità il rumore delle seghe elettriche, significa che dobbiamo prepararci al peggio perché dall’altra parte della strada le piante e i fusti arborei cominciano a gridare vendetta. Avrete infatti notato che la potatura della ditta incaricata, composta da una squadraccia di “segatori” impenitenti fa man bassa di fronde e chiome e non solo. La chiamano tecnicamente potatura, ma a questo proposito chiederei il parere di qualche agronomo esperto perché  più che potatura mi sembra una esageratissima castratura fatta a squadra. Ricordo al riguardo l’anno di militare e il barbiere della caserma il quale sapeva di avere le idee chiare sul tipo di taglio da eseguire con la famelica macchinetta. Il Maggiore al comando era soddisfatto perché quando ti liberavi dalla sedia delle torture eri un perfetto testa di caxxo.  E per chi è al comando avere dei pirla fa sempre molto comodo. Accade anche in politica, e il Faraone egiziano Dattoli ne sa qualcosa. A parte la battutaccia politicamente scorretta, torniamo a bomba su questo particolare tipo di “potatura”  (ma sarebbe meglio chiamarla sagomatura) che si esegue soltanto a Triggiano. Fino a qualche settimana fa, prima dell’intervento dei “mani di sega” (ci manca Edward mani di forbice trombato alle elezioni), le chiome degli alberi si erano quasi unite, un abbraccio morbido e naturale che creava su tutto il perimetro interno della Villa un ombreggiato passaggio ad arco : piacevole per la lettura, piacevole per fare due passi lontani dal sole,  e con una migliore ossigenazione. Insomma il luogo e il microclima  ideale per regalare ad anziani e  pensionati un sano momento di relax. E invece no, perché il sole ti deve colpire nelle parti più intime, sei condannato a fare la fine dello spiedino. E’ una sorta di maledizione che incombe da anni poiché quando pensi che la natura cerca disperatamente  di trovare un suo equilibrio naturale, arrivano puntuali le motoseghe. Sappiamo che da ieri l’assessore al “ramo” che dovrà occuparsi di questo genere di problemi è Daniele Volpe al quale rivolgiamo un accorato appello per evitare una pratica talmente ingiustificata dall’essere insulsa e dannosa. Sì perché nella sostanza non vedo  le ragioni di una sagomatura degli alberi, e poi perché se di potatura si tratta, allora che potatura sia. Nella documentazione fotografica sono ben visibili alcuni particolari di non poco conto, poiché nella grande opera di manutenzione dei “guastatori del verde urbano” i rami e le foglie secche sono ancora tutti lì, ma tosati e sagomati anch’essi esattamente a 90 gradi. Che dire poi del tronco di palma attaccata dal punteruolo rosso. Il “Green Penis” è un simbolo fallico, e addirittura sopra ci hanno messo il cappuccio profilattico. In altre sperdute parti del mondo e per molte popolazioni il membro raffigurato in tutte le salse (portachiavi, posacenere, accendino) ha un significato legato alla vita e alla fertilità dell’uomo, all’abbondanza. Nel nostro caso immagino che il senso sia completamente diverso e che in realtà quello sia diventato un monumento ai “cazzoni” passati, presenti e futuri.

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