L’intervista in esclusiva a Donatelli : “Fuori i partiti, la parola ai cittadini”

E’ possibile costruire un’idea attorno ad un uomo oppure l’uomo diventa portatore di nuove idee ? E’ una delle domande poste ad Antonio Donatelli, futuro candidato sindaco di una coalizione composta da cinque liste civiche che si apprestano a fare il loro debutto nei prossimi giorni con una manifestazione pubblica. Si rompono cosi’ gli indugi e si passa all’azione, non senza ripercorrere con l’ex assessore al Bilancio dimessosi in aperto contrasto con il sindaco Vincent Coppola, i passaggi che hanno preceduto la sua discesa (o salita) in campo. Non sono per la verità molti, se non le solite schermaglie da retrobottega, ma che hanno visto come epicentro politico il Pd triggianese la cui proprietà, rispetto al suo dna specifico, a Triggiano e’ e resta paradossalmente affare di pochi. E dove, a mio avviso, la politica è latitante. Concepita secondo una struttura verticistica che gode di addentellati con le segreterie regionali e provinciali. Ragioni che mi hanno sempre indotto a pensare che il direttivo Pd potrebbe essere composto non da uomini, ma da bambole sexy gonfiabili o in alternativa da teste di legno. Sarebbe la stessa cosa. Donatelli in questa circostanza avrebbe mostrato meno ingenuità di altri, per nulla incantato dalle sirene che gli hanno proposto il baratto in cambio di qualcosa, oppure di partecipare alle Primarie, evitando di cadere nella trappola di una competizione pre-elettorale che, alla stessa stregua di quella orchestrata cinque anni fa, rischiava di puzzare di imbroglio. Non è una opinione giornalistica, ma la conferma rabbiosa la dette lo stesso Cassano battuto da Schiraldi proprio alle Primarie del 2011. Se a questo aggiungiamo l’articolazione tentacolare e clientelare di Bubba che ha edificato un consortificio del voto, il dado sarebbe stato tratto a giovamento di Adolf il quale ha sempre e candidamente messo al servizio del partito la sua disponibilità, trasferendo l’idea di un “sacrificio” per il bene del paese, nel nome della buona politica e di un’idea nuova per Triggiano. Per crederci bisogna avere tanta fede, dopo aver fumato una canna di marijuana con gli amici. Tant’è che a non crederci è stato proprio il Donatelli, reso guardingo dalla trimurti dei consiglieri comunali che nolente o dolente, sono diventati i maggiori sponsor del “Donatellum” allargando il consenso come i cerchi concentrici di un sasso buttato nello stagno. Il movimento tellurico interno al Pd, che non potrà giocarsi più le candidature sui tavoli delle segreterie provinciali secondo spartizioni tribali con altri partiti di centrosinistra, è diventato fine a se stesso, nel senso che il quadro generale del partito tra esodi e abbandoni, più che deteriorato e sfilacciato, è destinato a incancrenirsi. E questo è un aspetto del quale prima o poi il segretario cittadino dovrà chiederne conto. Donatelli preferisce non entrare nel merito delle dinamiche interne di un partito che non ha mai visto realmente suo, ha imparato a conoscerle, ne ha respirato i miasmi, sicuramente le evita nel convincimento, a suo avviso, di voler andare oltre le logiche partitocratiche, e di credere che “solo tenendo fuori i partiti si possa offrire maggiore concretezza ad un progetto credibile e alternativo”, e che se da osservatori vogliamo rimanere con i piedi per terra, potremmo definire più digeribile di altri. L’esclusione delle segreterie e dei loghi di partito è uno dei punti cardine sui quali ruota il Donatellum. Evitando tessere e scacchiere, evitando padroni ed entità nascoste. Sembrerebbe questa una risposta ad un sistema che ha imbrigliato lo sviluppo del paese per un ventennio. Non dimentichiamoci che Dattoli cinque anni fa riesumò dal cilindro Denicolo’, e non dimentichiamoci che la candidatura di Adolf è patrocinata da Dattoli. Per proprieta’ transitiva si potrebbe affermare con buona certezza che il Pd triggianese, o quello che ne resta, è dattolicentrico e che quindi il Donatellum punta a schiodare il sistema e recidere qualsiasi cordone ombelicale con il passato. Indirettamente il candidato sindaco lo conferma, sebbene eviti riferimenti a cose o persone, come nelle migliori fiction. “Ma ciò che conta – come dichiara – è uscire da schemi preconfezionati e dal rischio di dover cedere a compromessi”. Il messaggio non è poi così criptico, ma arriva direttamente al cuore della questione poiché se volessimo nobilitare ancor più il Donatellum diremmo che lo scontro è tra due filosofie di pensiero diverse, una di chiaro stampo conservatore e l’altra più progressista. Donatelli nel corso del colloquio-intervista, si dichiara convinto che “questo sistema possa favorire a Triggiano un veloce ricambio della classe politica”, sebbene a nostro avviso qualche neo esiste. Le formazioni civiche vedranno la presenza di persone come Cassano, Neglia, dell’associazione Obiettivo Comune, e di altre organizzazioni di impegno civico e sociale presenti sul territorio. Una squadra trasversale che punta diritto a conquistare il Comune con un programma non ancora scritto. Donatelli infatti preannuncia un “fitto calendario di incontri rivolti ai cittadini che saranno a loro volta gli artefici della realizzazione del programma amministrativo per i prossimi cinque anni: sintetico, ed essenziale – aggiunge – soprattutto fattibile per migliorare la qualità della vita a Triggiano”.

Annunci