Lucio confessa, ho ammazzato io Noemi. Il corpo della 16enne nascosto in campagna

Si chiama Lucio Marzo e ha 17 anni. Non sufficienti per concludere la sua vita dietro le sbarre ma sicuramente condannato a sopportare il peso della coscienza, se ne ha una. E soprattutto ce l’avranno quei genitori che da una parte sembranno essere coinvolti nella vicenda, il padre del ragazzo e’ iscritto sul registro degli indagati, e quei genitori che in questo momento vivono lo strazio di una morte e di una vita bruciata ad appena sedici anni. Forse i segnali del pericolo c’erano, ma nessuno li ha saputi interpretare, nessuno ha saputo leggere tra le righe dei profili social cio’ che scrivevano i due ragazzi. Lui determinato e in alcuni casi violento, lei vittima inconsapevole di colui che si sarebbe trasformato nel suo aguzzino abbandonando il proprio corpo in campagna. Quelli di Noemi sono messaggi in qualche modo cifrati, che alludono a qualcosa ma in alcuni casi anche contraddittori, criptici. Risparmiamoci i referti psichiatrici prossimi futuri e il tentativo di salvare le penne attraverso referti di instabilita’ psichica o di temporanea incapacita’ di intendere e di volere poiche’ non ci interessa. Non interessano neanche la folta schiera di giustizialisti che hanno riempito di improperi il 17enne omicida nel pur giustificabile impeto del momento. Il delitto consumatosi in un tranquillo paesino del sud del Salento in una torrida fine estate non ha nulla di passionale, ma porta in se’ e nel suo dna una malattia della quale la nostra societa’ e’ ormai affetta. Quello tra Noemi e Lucio e’ stato un amore malato (se amore si puo’ chiamare ma mi viene in mente piu’ il principio di un morboso possesso) fortemente contrastato dai genitori di Noemi che probabilmente conoscono vita morte e miracoli del baby assassino. Il video fatto girare in queste ore che ritrae il giovane mentre sfoga la propria ira contro l’auto del papa’ di Noemi e’ indicativo del moto violento e della attitudine alla irrazionalita’ del quale il ragazzo era certamente animato. Fino ad ammazzare una adolescente di 16 anni che probabilmente avrebbe voluto portare via per chissa’ quale vita e con quali prospettive. Nel quadro cosi’ turpe della storia giganteggia il sentimento comune di condanna e di disprezzo, ma soprattutto la grande paura di noi genitori. L’ansia che ci prende quando i nostri figli escono di casa, la gente che trattano, il magone che ci assale quando rientrano tardi, le amicizie che frequentano e i mille pericoli che attraversono la loro vita. Blindati non si puo’ vivere ma si potrebbe vivere meglio se a questi ragazzi si limitasse l’eccesso a una liberta’ eccessiva e a forme di permissivismo non rapportate alla loro eta’. Imparerebbero almeno i fondamentali.

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