M5S, a Triggiano il grillismo non va di moda. I retroscena del Meetup della discordia 

Tutto risale ad una rocambolesca assemblea dei pentastelle riuniti per votare il candidato sindaco che avrebbe dovuto guidare il Movimento alle comunali. Incontro durante il quale, sulla base della doppia preferenza espressa dagli attivisti di primo e secondo pelo, a conquistare il maggior gradimento era risultato Pasquale Menchise, un ragioniere di quelli che ragionano e che organizzano e che soprattutto studiano e si aggiornano. Ex aequo una pentastelle del gruppo storico che di fronte ad una responsabilita’ cosi’ evidente aveva dichiarato forfait, tale Equizi Silvana. Fanalino di coda o se preferite ruotino di scorta, l’attuale candidato sindaco Mastrolonardo, il nostro trainer alla zabaione e informatico di professione. Tutto normale, si potrebbe pensare fino a quel punto, dopo mesi di tribolazioni, di liti e di abbandoni, di votazioni false che avevano sancito l’incoronazione della pasionaria De Marinis, colta da dubbi e da mille perplessita’ postume che l’avevano indotta, pur riuscendo a camminare sull’acqua, a rinunciare al mandato conferito dalla ristrettissima cerchia di amici. Meglio il lavoro del marito e la famiglia aveva pensato, piuttosto che perdere tempo con un gruppo in continua seduta psicoterapeutica, ma sempre senza psichiatra. La storia continua, poiche’ dopo la individuazione e il voto del candidato Menchise, lo stesso si era riservato 24 ore di riflessione al fine di maturare una decisione che di certo meritava una pausa pur di tirare le somme e scendere in campo per affrontare una battaglia difficile e violenta. Il coupe de teatre lo offre il giorno successivo tale Minicucci, ex assistente e autista della Guarini, il quale lanciandosi a peso morto sull’assemblea informa i convenuti che Menchise non puo’ essere il candidato in quanto non certificato nell’archivio informatico di Casaleggio. Sull’assemblea, che in quel momento cade dalle nubi, cala il silenzio e l’imbarazzo. Ma quella di Minicucci risultera’ essere a ragion veduta una enorme menzogna, inesistente nel regolamento grillaio, creata ad arte per far rotolare la testa di Menchise che in buona fede e con tanta ingenuita’, prende atto della pregiudiziale e si mette da parte. Si scoprira’ nel seguito il tranello ordito da quella che puo’ essere definita una “corrente” politica interna al Meetup dei 5 Stelle triggianesi ai quali non rimaneva che la candidatura di Mastrolonardo il quale nella votazione dell’assemblea non risultava essere gradito neanche ai suoi stessi amici di primo pelo e chissa’ forse anchecal suo pappagallo. Sono stati semplicemente due i voti che hanno portato il trainer a diventare il portavoce numero uno, fortemente ostile all’ipotesi di procedere ad una ulteriore votazione che avrebbe sancito la sua definitiva bocciatura. Del resto Mastrolonardo ha tenuto fede al detto per cui gli ultimi saranno i primi portandolo agli estremi fino a provocare una insanabile frattura fra i sostenitori di Menchise che costituivano la maggioranza e che avevano portato linfa vitale al Movimento locale e gli integralisti col burka, De Marinis compresa. E cosi’ e’ stato in una telenovela alla quale si sono susseguite polemiche al vetriolo e insulti trasferitisi sui social. In particolare sulle pagine di un inutilissimo gruppo operativo affidato a pazienti psichiatrici che d’un botto hanno “censurato” i post di Menchise e company, rei di aver commentato queste situazioni al di fuori del perimetro grillino e di aver “svelato” le miserie e le trappole tese all’interno del Meetup triggianese. Come tutte le favole, ma questa favola non e’, c’e’ una morale. Nel Meetup di Triggiano, tutto sono tranne che grillini. I valori dei pentastellati non abitano da queste parti dove i giovanissimi agiscono come gli anziani della Prima Repubblica. 

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