M5S Regione: “Schiraldi candidato sindaco imputato, Pd senza pudore”

Il fatto in sé non rappresenta una novità. Ma personalmente avevo mostrato le mie perplessità e i miei dubbi sulla candidatura di Adolfo Schiraldi. Dubbi che sono stati sempre resi pubblici e che ho debitamente evitato di manifestare nel corso dell’intervista andata in onda nei giorni scorsi su Antenna Sud. Dopo l’intervento di queste ore dei portavoce regionali del Movimento 5 Stelle, che nei giorni scorsi avevano segnalato delle anomalie sulla opportunità di candidare a San Giorgio Jonico come capolista del Pd un imputato nel processo Ambiente Svenduto dell’Ilva, ecco puntuale che al setaccio dei pentastellati ci passano altre situazioni che oggettivamente appaiono in aperto contrasto con il codice di autoregolamentazione dei partiti sottoscritto dal Partito democratico e che la Commissione Antimafia, a livello nazionale, in occasione delle amministrative del 5 giugno prossimo, hanno invitato a rispettare. In realtà quello che dovrebbe essere un codice etico, viene utilizzato sulla base delle esigenze, e viene letto a seconda delle circostanze, sebbene le regole siano molto chiare: escludere dalle liste candidati che abbiano carichi pendenti in sospeso, indagati o imputati che siano. In tutta questa vicenda che si protrae stancamente da cinque lunghi anni è evidente che vale sempre la regola dell’innocenza fino a prova contraria. Ma è altrettanto vero che in situazioni di questo tipo, auspicando che il tutto si risolva con la totale estraneità dei fatti e dunque con la piena assoluzione perché il reato di concussione non sussiste, è evidente che il codice di autoregolamentazione abbia una sua logica al fine di sgomberare il campo da situazioni che in seguito rischiano di generare conflitti e incompatibilità. A questa conclusione è giunto due anni fa lo stesso sindaco di Bari, Antonio Decaro, indagato per altro reato in altra vicenda, il quale prima di accettare la candidatura a sindaco, disse con estrema chiarezza che in assenza di un giudizio non si sarebbe presentato davanti agli elettori. Ha prevalso in quella situazione il buon senso che in maniera diretta ha tutelato anche l’intera coalizione che ha vinto le elezioni. Cosa sarebbe accaduto se Bari si fosse trovata dopo qualche mese con un sindaco imputato in un processo ? Il caso vale anche per Triggiano, semprechè qualcuno non abbia la certezza che il processo sulla sanità regionale nel quale è coinvolto Schiraldi con l’accusa di concussione si concluda con una prescrizione in seguito ai tempi biblici. Su questo la giustizia non garantisce nessuno e di certo non dà una mano al candidato che in maniera legittima ha tutto il diritto di liberarsi da questa spada di Damocle che pende sulla sua testa. Fin qui possiamo condividere le ragioni e le motivazioni, che però non possono essere artatamente manipolate o fatte scivolare nell’acido. Come se cioè nulla fosse. E in questo a Triggiano molti ci sono riusciti compreso il pressing esercitato dello stesso direttore generale del Policlinico il quale, fervido sostenitore di Schiraldi, impegnato in primissima linea e insieme con la moglie, dipendente comunale, in questa campagna elettorale, pare non si attenga alla cronaca dei fatti, negandone l’evidenza. E’ pur vero che i nodi vengono al pettine, e che questi nodi vengano messi in evidenza non dall’opinionista ma da un movimento politico. Ritengo che per diritto dovere di cronaca, sia opportuno in questo caso raccontare i fatti senza alcuna mistificazione e senza offrire giudizi. Resta inteso che ad essere chiamato in causa è anche il designato segretario regionale del Partito democratico Marco Lacarra, anch’egli indagato per altra questione, che è stato mostrato nelle foto pubblicate dai grillini mentre presenzia a manifestazioni pubbliche, nello specifico alla presentazione della candidatura di Schiraldi che questa sera metterà in piazza la coalizione che lo sostiene, e che sicuramente ometterà di dire che nelle liste a suo sostegno c’è anche qualcuno la cui sentenza di condanna a 3 anni e nove mesi è già passata in giudicato.

Il consigliere regionale e segretario regionale PD Marco Lacarra 2Il sindaco di Bari PD Antonio Decaro

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