NATALANDO, A TRIGGIANO ARRIVANO I GEMELLI ERNESTO ED EVARISTO 

Ho notato che in questi giorni la comunicazione politica delle opposizioni a Triggiano si diffonde in maniera stereofonica, ovvero a doppio canale: quello destro che chiameremo Ernesto e quello sinistro che chiameremo Evaristo. Uno se la canta e l’altro se la suona per la serie, uno lancia e l’altro ripete oppure viceversa. Si gioca sul fronte della cronaca locale gemella che viene raccontata in modo speculare e simmetrico avendo tra le mani la tessera di iscrizione all’associazione dei Poveri Derelitti di deriva renziana. Dopo la pubblicità progresso del SI alla riforma costituzionale, che ha indotto gli italiani a votare contro, si vira verso gli affari locali ponendo con sistematica puntualità perplessità e riserve di una opposizione che si affida al chewing-gum ruminante di Adolph e alla confusione mentale di Sud al Centro. La fissa di Ernesto ed Evaristo e’ quella dell’avviso pubblico; è diventata una vera ossessione nella disperata ricerca di irregolarità inesistenti pensando al piede che qualcuno può mettere in fallo. Si attacca allora l’Altra Via per l’organizzazione del “Natalando” che secondo I due gemelli lillipuziani forse poteva anche non essere organizzato per l’allarmante e diffusa situazione di povertà. Eppure, sia Ernesto che Evaristo, sanno fin troppo bene che a giugno, dopo appena sei mesi, l’assessore ruspante e rampante al ramo culturale aveva svuotato il capitolo di spesa. Udini’ il mago, in fatto di sparizioni, non sarebbe riuscito a fare meglio senza far nulla poiché tutti ricordano come negli anni precedenti il Natale dei Triggianesi è sempre stato organizzato all’insegna dei poveracci e dei mendicanti. Alberi senza luci, figuriamoci se con le palle, villa comunale deserta come un campo arato e se ci andava bene una tombolata per gli anziani da depressione cronica con istigazione al suicidio di massa e lunghi discorsi dell’apoteosi culturale, del brodo primordiale e di quello che abbiamo fatto e di quello che forse faremo, andando nel frattempo col piattino in mano come gli extracomunitari che timbrano il cartellino all’uscita dei bar e dei supermercati. Ma tant’è, nonostante le reprimende di Ernesto ed Evaristo, prendiamo atto che perlomeno questo Natale è un po’ più dignitoso e meno lugubre. Son cambiati infatti anche i colori: dal grigio fumo di Londra e dalla coppola a quadretti scozzesi di Denicolò regalatagli da Elton John quando non sapeva ancora di essere gay, siamo passati ad un cielo un po’ più azzurro e illuminato. Dopo vent’anni di epopea cardinalizia nella corte di eunuchi e di dattoliani siamo passati a qualcosa di un po’ più diverso. Non dico che è tutto oro quel che luccica, per carità, è ancora da vedere, ma perlomeno c’è il gusto e il piacere del fare e non per semplice obbligo istituzionale. Nel frattempo i due, Ernesto ed Evaristo se la menano sui social seguiti e condivisi da qualche sciacquina dell’ultima ora. Loro lo fanno per vocazione ma non sanno che questo modo di fare politica, pur essendo giovani anagraficamente, è ormai vecchio come il cucco. Del resto cosa volete da due che si chiamano uno Ernesto e l’altro Evaristo. 

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