Paletta e ramazza, a Triggiano sindaco e assessore ripuliscono il Rione Ponte

Sarebbe il caso di annotare come in una domenica non proprio qualsiasi, ma di Ferragosto, un sindaco e un assessore (quello al ramo e non alle ramificazioni come altri predecessori) abbiano deciso di dedicare la loro mezza giornata per mettere le mani in pasta. Nella fattispecie le mani le hanno messe nell’immondizia abbandonata nel centro storico, rione non esente da forme d’inciviltà e di pigrizia nel muovere il proprio sedere per fare questa benedetta raccolta differenziata. L’esempio nella stessa direzione è già stato dato nei giorni scorsi a Bari da sindaco e assessore. Vogliamo sottolineare il concetto per par condicio e per i tanti che tacciano sovente di faziosità gli articoli giornalistici, poiché il capoluogo di regione è amministrato da un governo di centrosinistra, mentre Triggiano si è liberata di questa iattura mandando in spiaggia con pinne fucile e occhiali il capitano di coalizione e tutti i suoi adepti che speravano nel miracolo della resurrezione. Al riguardo devo aggiungere che da un po’ di tempo sembra che in paese tutti gli amministratori della vecchia guardia siano scomparsi nel nulla. Non abbiamo avuto modo di incontrarli neanche nel corso della rassegna Estate a Triggiano organizzata dalla coppia Bonnie e Clyde, a titolo di partecipazione personale o d’interesse culturale che è sempre stato molto vicino al doppio zero della farina ma che serviva per dare fiato al ritornello del “faremo sempre meglio ma voi non ve ne accorgerete neanche”. E’ accaduto davvero. Sembra si siano estinti, oppure dobbiamo dare credito a chi ci racconta che al calar delle tenebre si riuniscono davanti ad una cassa di birra rigorosamente “dreghèr”. Tornando alla questione della spazzatura, abbiamo detto che Donatelli il sindaco e Volpe l’assessore nonché vicesindaco questa mattina mentre tutti si mettevano in coda sulla statale 16 si sono rimboccati le maniche coordinando gli interventi di pulizia straordinaria per omaggiare la Madonna della Madia, dopo aver passato al setaccio gli angoli più reconditi del rione Ponte. Immaginate che in una piazzetta molto ben curata dagli abitanti e abbellita dalle piante, c’è una stele che ha a che fare con la storia di Triggiano, ricoperta da un tavolaccio infame per proteggerla dalle intemperie. Quando abbiamo annotato questo particolare, qualcuno ha proposto di rinchiudere i componenti della precedente amministrazione negli ipogei della Chiesa Matrice e di tenerli al buio per un mese a pane e acqua, ma al riguardo si è risentito l’arciprete che ha avuto il no categorico della Madonna della Croce la quale apparsagli in sogno ha minacciato di restituire le chiavi della città, lamentandosi di quelle ricevute in precedenza che non aprivano nessuna porta. Erano taroccate. Poi gli hanno raccontato che il mazzo originale era stato prestato a Sandrino Cataldo il quale non lo aveva più restituito. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo d’inchiesta dalla Procura. L’appello di Donatelli pubblicato sui social è stato molto delicato e direi elegante poiché invita a prestare maggiore attenzione e sensibilità, ma questa operazione di pulizia straordinaria trova la sua unicità nel fatto che la presenza dei massimi esponenti dell’amministrazione è diretta e concreta. Quasi pentastellata. Dalle mie parti si direbbe che il Donatellum comincia a “stare sul pezzo” assumendosi la responsabilità di quello che ha preannunciato e di conseguenza dando l’esempio. Volendo creare un parametro di paragone dobbiamo fare un passetto indietro e giocare al gioco dello “scopri le differenze” con i predecessori che per lunghe stagioni hanno millantato una serie incredibile di chiacchiere. Il risultato elettorale è stato la risultante delle bugie quando certi assessori mostravano con enfasi le percentuali di differenziata senza preoccuparsi del lerciume imperante dappertutto. E quando qualche candidato sindaco navigando su Google e dandoci sotto col copia e incolla del suo programma amministrativo, si era letto qualcosa che aveva a che fare con la politica dei “rifiuti zero”. Su quella amministrazione ha vagato con la leggerezza di una piuma di piccione e con il camice svolazzante (per fortuna non era il lenzuolo dei fantasmi) il Sinnico Denicolò il quale, apprendiamo da fonti non autorevoli, quando ha saputo del tonfo di Schiraldi pare sia caduto a causa di una forte risata procurandosi una piccola frattura al braccio e all’avambraccio tanto che per tre settimane è stato visto andare in giro con l’arto ingessato nel tipico gesto del manico d’ombrello. Quanto poi a Bubba che quando lo si vede in giro è in eterno abbigliamento ginnico da tedoforo, come se da un momento all’altro dovesse darsi alla fuga per accendere la fiaccola olimpica, sembra che ci sia stata una telefonata della direzione generale del Policlinico. La natura della conversazione con Dattoli il Faraone rimane top secret, vedremo cosa accadrà nel futuro per decriptare i cambiamenti che si preannunciano nel centrosinistra triggianese che al mutismo di Schiraldi in Consiglio Comunale contrappone la scialorrea del Perrellone e le cattivissime figure dell’avvocato-avocado Cascarano. Costui alla seconda seduta dell’Assemblea, chiedendo scusa per il suo infelicissimo exploit, si è risparmiato il lancio di pomodori appena raccolti dai migranti nel foggiano. In merito alle vicende interne, nel Partito democratico è piombato il silenzio. Le dimissioni del segretario sezionale Campobasso sono state rigettate dagli organi superiori. Qualcuno deve avergli anche detto che la disfatta triggianese risponde ad altre logiche assolutamente illogiche ma perfettamente coerenti con la politica casereccia.

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