Referendum: da Napolitano a JP Morgan, ecco a cosa serve la riforma costituzionale 

Un’iniziativa governativa propugnata con forza, di per se rappresenta un ottimo motivo per dubitare della bontà della riforma costituzionale firmata da Renzi. Quella che decide non è una assemblea costituente, quanto il fazioso e bieco tentativo politico di mettere mano alla Carta stravolgendola per buona metà, violando una norma contenuta nella stessa Costituzione. Non sono le considerazioni di un visionario quelle che riporto, ma di un costituzionalista, di uno studioso che analizza i fatti, lontano dai colori della politica. Il tecnico in questione è il prof. Rodio che a Triggiano nell’incontro organizzato dai 5 Stelle ha spiegato con linguaggio chiaro il tentativo di stravolgere la Costituzione italiana. Se volete decidere consapevolmente – ha spiegato il docente universitario – leggete attentamente l’art.70 che delinea i procedimenti legislativi nell’ambito del nuovo assetto costituzionale. Se siete in grado di comprenderlo allora è molto semplice, dovete votare per il “SI”. Vuol dire che la riforma costituzionale è ben fatta. Se al contrario non riuscite a capire un fico secco è meglio ripiegare sul “NO” poiché più che una riforma costituzionale, questa che si vuol propinare è una “deformazione” della Costituzione. Nonostante il richiamo alla semplificazione che il Governo promette, ci si chiede se tutto questo non ci porterà a future ed enormi complicazioni. Lo dimostrano i numerosissimi rinvii contenuti negli articoli modificati, tanto poi vedremo come rimediare, chi vivrà vedrà. Intanto, nelle carte della riforma chi scrive non contribuisce a fare chiarezza nei rapporti tra le istituzioni, contribuendo a renderla incomprensibile ai più. È una riforma che presenta elementi contraddittori. Uno fra tutto è quello che riguarda il Senato, carne o pesce non si sa cosa sia, così composto comporterà un risparmiamo di appena cinque miseri milioni di euro l’anno, e i dati non sono quelli del droghiere ma della Ragioneria dello Stato. S’intende dar vita al Senato delle Regioni ma si riducono i poteri delle regioni a statuto ordinario, mentre si ampliano i poteri di quelle a statuto speciale che non si comprende perché debbano ancora essere “speciali” assorbendo i denari degli italiani. Il punto cruciale di questa riforma è la enorme fretta di mandarla in porto attraverso artificiosi meccanismi procedurali e a colpi di emendamenti. Renzi e i suoi hanno fretta di cambiare, talmente tanta fretta che è bene dedicare un po’ di attenzione allo strafalcione delle disposizioni transitorie finali. Qui si comprende che il veleno sta sempre in coda, ovvero la fregatura in nome del popolo sovrano. 

La nuova costituzione entrerà in vigore nel 2018, guardacaso al termine della legislatura di Matteo. E allora cerchiamo di capire a chi giova veramente questa riforma ? 

La storia (breve) dei recenti governi ci viene in aiuto. Non è un caso che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (super partes ?) mandi a picco il governo Berlusconi dando vita al peggior governo tecnico della storia repubblicana, quello di Mario Monti. Il professore ha vita breve poiché compare subito dopo uno che di nome fa Letta Enrico il quale viene mandato a casa quando dichiara di non voler mettere mano alla Costituzione. Entra allora in scena il rottamatore. Questa riforma e’ come un perfetto abito sartoriale costruito su misura e confezionato ad arte, è in linea con un documento di JP Morgan nel quale si sostiene che le costituzioni dei Paesi del sud Europa sono delle zavorre, non consentono di avere interlocutori dinamici per le società di investimento americane, e questo è già sufficiente per comprendere meglio. C’è qualcuno al quale dobbiamo qualcosa ? L’unico interlocutore è una singola persona. 

Molti si chiedono come sara’ composto il nuovo Senato. Il paradosso sta nel fatto che le cinque regioni a statuto speciale non possono avere senatori fino a quando non modificano i loro statuti. Dunque proseguendo nella disamina la seconda camera per la sua particolare conformazione appare cucita addosso per qualcuno. Si sa già chi ci andrà, nominati e non eletti. È un Senato salvagente per Renzi. Alle prossime elezioni se dovessero vincere altri il nuovo Senato eserciterà una forma di ricatto nei confronti della Camera paralizzando il Paese intero. Altro che semplificazione. 

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