Renzi, come ti faccio il Pil e il controPil

Possiamo brindare. Dopo Ferragosto la notizia che trionfalmente viene trasmessa dai canali di Stato e’ l’aumento del Pil, il famoso prodotto interno lordo che secondo dati Istat nel 2017 ha dato la stura alla ripresa economica con un piu’ 0,4 per cento rispetto alle stime iniziali. I toni dei nostri politici sono tutti improntati all’ottimismo dopo la perdurante stitichezza di una economia impaludata e debole come la nostra rispetto ad altri Paesi dell’Eurozona ove la crescita e’ piu’ significativa rispetto al dato italiano. I mille giorni di Renzi, dicono, hanno prodotto effetti positivi e dunque se le cose stanno in questo modo perche’ non lasciarlo governare per altri mille500 giorni. Una teoria che l’ex premier ostenta attraverso i messaggi diffusi via social ma che in realta’ puzzano di propaganda politica. Tutto sta a capire se il mondo dei media decide di non appiattirsi su notizie che meritano un maggior approfondimento e soprattutto meritano una maggiore verita’. Nessuno si e’ posto il problema di scendere piu ‘ in profondita’ su numeri che dicono tutto e il contrario di tutto e di verificare in modo piu’ analitico se quella di Renzi e’ un’altra “pinocchiata” oppure no. Nel caso in questione i titoli dei quotidiani e dei tg nazionali rischiano di portarci fuori strada e di rappresentare una realta’ inesistente ma che tutti con particolare suggestione tendiamo ad accettare. Nella realta’ e volendo controbilanciare il tono trionfalistico dei dati Istat entra in gioco una variabile molto importante che ha inciso con l’incremento del Pil. L’aumento della produzione industriale non sarebbe dunque dovuto a una ripresa dei consumi e al maggior ottimismo degli italiani, ma in primo luogo al caldo, alle tortide temperature di Lucifero e Caronte. Insomma, giusto per fare il controPil l’aumento di consumi energetici ha indotto un conseguenziale incremento della produzione industriale. Quasi banale la motivazione che ci lascia stupiti per le fake news che si vendono a poco prezzo e che fanno immaginare un Paese quasi rinascimentale e in piena ripresa economica. Niente di vero se analizziamo le cifre della disoccupazione giovanile, del disavanzo e dell’aumento del debito pubblico.

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