TELENORBA E REFERENDUM, PER MAGISTÁ E’ L’ULTIMA STAGIONE ? 

Tesserne le lodi da “discepolo” quale io sono stato in passato (nel bene e nel male) sebbene affatto incline a sprechi di lingua e di saliva, e’ difficile. Quantomeno però ho imparato tutto quello che non devo fare vedendo quello che lui spesso ha fatto. Per questo lo considero il mio maestro e a lui devo il mio debutto a Telenorba nel lontano dicembre del 2004. Ma Magistá è sempre stato ben saldo, come i suoi baffi, sul ponte di comando e a lui bisogna riconoscere in maniera molto onesta di aver dato anima e corpo ad un sistema informativo molto ben articolato in tutta la regione. Negli anni ’80 e ’90 l’informazione regionale ha avuto in Telenorba il suo punto di riferimento (un po’ meno di eccellenza) ed è stata questa la vera chiave del successo. Non senza scossoni però e’ fatta la storia di una delle principali emittenti televisive private del panorama nazionale, puntellata da momenti più grigi, fatti di bizzarre riorganizzazioni aziendali e di personale abbandonato a se stesso. Insomma i tempi di vacche magre fanno parte della nostra vita terrena, con una differenza sostanziale, e cioè che per Magista’ e il direttorio generale del Gruppo Norba, l’obiettivo principale è sempre stato quello di preservare comunque e ad ogni costo i propri compensi. L’ultimo passaggio, fatto di lacrime e sangue (per gli altri) risale a circa un paio di anni fa. Repulisti di giornalisti e tecnici, violazioni elementari del contratto di lavoro, violazioni dei diritti dei lavoratori e via discorrendo. Insomma sfruttamento quasi paragonabile a quello della raccolta dei pomodori nei campi della Daunia nonostante i servizi di denuncia sul caporalato. Ma Telenorba e’ sempre Telenorba, fino a quando il rampollo adulto di famiglia Marco Montrone, dopo essersi ben allenato con la radio (una ottima radio non solo del nostro Sud ma di tutta l’Italia) cerca di mettere mani e testa ad una nuova idea, ad un modello di televisione che andrebbe radicalmente rinfrescato come le pareti di casa facendo possibilmente a meno dei film di Lino Banfi quando aveva non solo i capelli, ma i pochi ancora rimasti erano addirittura neri. In questa nuova idea di Marco Montrone c’è anche l’informazione, che da quasi 40 anni vede Magistá ogni mattina sfornare senza più alcuno slancio emotivo il suo Tg “old style”. Lo spot del panettiere che sforna il pane ogni mattina, andato in onda in concomitanza con le celebrazioni ddi 30 anni, da questo punto di vista calzava a pennello, ma oggi manca il profumo. Il direttore del TgNorba e’ il più longevo della storia della emittenza locale, praticamente immortale anche quando gli ascolti cadono in picchiata come capita da tempo, ben incollato alla poltrona, con radici che arrivano ovunque e ampie fronde che si piegano dove più spira il vento. E’ notorio che Magistá costruisce i suoi editoriali o i suoi “fatti” quotidiani in chiave politica, sposando la causa del momento e quasi sempre con fini reconditi, a proprio uso e consumo. Tempo addietro lo ha fatto con Raffaele Fitto e con le riunioni che organizzava nella sala ricevimenti del senatore di Turi Boccardi e adesso lo fa con Renzi, scoprendosi di recente così renziano da oscurare lo stesso Montrone, il vero pater familiae, ovvero il grande Luca, editore puro da sempre idealisticamente collocato in area progressista. Le cronache raccontano che i vertici ultimamente siano arrivati ai ferri corti, guardandosi in cagnesco e dando vita ad una sorta di “guerra fredda”. Qualcuno, compreso l’editore, non ha gradito la sovraesposizione del direttore responsabile con il premier Matteo, reo (sempre il direttore) di aver “rubato” la scena e le telecamere a Montrone, sia junior che senior. Ma ci sono degli antefatti che chiudono il cerchio e che farebbero preludere ad un dolce e definitivo (sarebbe sarcastico definirlo anticipato) pensionamento del direttore, il quale non dimentichiamo, come riserva aurea dispone di una decina di edizioni locali di Fax, serbatoio di riserva per la Mercedes intestata al Gruppo Norba, le cui storiche edizioni patinate da Fiera del Levante si sono rivelate strumento di dissuasione occulta esercitata sui vari assessorati regionali pur di promuovere una sorta di fundraising editoriale. Magistá come molti sanno, riesce a tenere tutti ben lontani dal suo orto e dalla sua ortofrutta, esercitando un potere enorme agevolato da un comitato di redazione fantoccio che non riesce ad imporre le regole minime del contratto di lavoro. Le ragioni della longevità professionale di Magistá restano un mistero, tanto da far ipotizzare che egli sia depositario di verità nascoste e di segreti inconfessabili, tra questi anche l’ultimo di Fatima. Al punto tale che chi inavvertitamente si avvicina al recinto di pecorelle belanti e di pecoroni e sfiora il filo spinato prende la scossa. E’ toccato ad una delle new entry targate Marco Montrone. Non stiamo parlando di un manager preso casualmente a Largo di Corte durante la sagra del “Novello sotto il Castello” ma un professionista di esperienza Rai e di caratura nazionale che di recente ha riesumato Cucuzza Michele, lo ha sbrinato dal freezer, lo ha truccato e lo ha portato a Bari con un programma di intrattenimento pomeridiano, apparentemente gradevole, con una formula che pero’ non può considerarsi certo una primizia nel panorama dei format televisivi. Il punto è che quel programma vive di approfondimenti giornalistici e di inchieste che non sono prodotti dallo staff di redazione ma da collaboratori esterni. Pare che proprio su questo argomento vi sia stato un “niet” parasovietico di Magistá che non consente a nessuno di valicare l’ingresso della sua redazione quando egli non fa parte dei commensali. La qual cosa ha fatto partire l’embolo ad uno come Marco Montrone che la radio l’ha costruita e la sa fare, e che se ben coadiuvato, saprebbe far anche la televisione sulla base di un modello meno ipogeico. Ma tant’è, c’è a chi piace la muffa e l’odore stantio delle anticaglie e chi professandosi progressista dell’ultima ora, dimostra di essere un conservatore tra i più accaniti, ma solo dei propri interessi. Cosa accadrà nel prossimo futuro su quella poltrona di Telenorba è ancora tutto da scrivere. Il risultato del referendum potrebbe portare delle novità in caso di sconfitta renziana. La statistica viene in nostro aiuto poiché ogni qualvolta Magistá si è schierato da una parte, ha vinto sempre l’altra, mostrando capacità predittive formidabili nel mancare il bersaglio. 

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