Triggiano, guerra a 5 stelle: “I candidati scelti da chi ?”

Non sono messaggi d’amore. Il terreno di scontro dei grillini triggianesi è diventato il gruppo Facebook del Movimento 5 Stelle pugliese nel quale ognuno, a vario titolo, esprime giudizi, determina le condanne, pena compresa in un fritto misto che va dalla esaltazione alla follia. Tra espulsioni, cacciate e gogne mediatiche. Ce n’è per tutti, e a sollevare il casus belli sono stati alcuni pentastellati triggianesi che prima ancora dell’avvenuta certificazione della lista per le comunali, avevano invitato il Meetup locale, zona off limit con tanto di filo spinato, ad individuare una forma comune e condivisa di individuazione della candidature compresa quella del portavoce sindaco. Fa specie sapere anche che i pentastellati appartenenti all’area più “moderata” e forse dotata di maggior senso politico, alla conta con due mani costituivano una maggioranza che avrebbe potuto dar luogo ad un altro Meetup al quale si sarebbero aggregati tutte quegli attivisti che in questi anni sono stati allontanati da quello che è considerato ormai un “club privee”. Progetto che nel segno della massima lealtà era stato accantonato con lo scopo di evitare che tutto finisse in rissa e che diventasse una soluzione estrema per fare anche pulizia. In realtà la rissa è scoppiata in queste ultime ore attraverso una polemica che viaggia in rete tra botta e risposta dell’area radicale rispetto ai quello stesso gruppo di moderati, che aveva chiesto di potersi presentare alle elezioni in maniera unitaria. Il comunicato pur evidenziando scelte discutibili sulla classificazione di attivisti di serie A e di serie B sulla base della loro militanza all’interno del Meetup Triggiano 5 Stelle, concludeva con un appello: “stando la nostra massima apertura e disponibilità ad ogni confronto, qualora Triggiano 5 Stelle voglia persistere nella sua politica oltranzista, scegliendo in maniera autonoma i candidati alle elezioni, si assumerà la responsabilità morale di aver presentato una lista certificata escludendo la maggior parte degli attivisti presenti sul territorio”. Il documento firmato da undici persone, pubblicato nel gruppo operativo regionale e inviato per conoscenza ai consiglieri regionali è stato sistematicamente rimosso. Un modo “democratico” di affrontare una questione legittima ma che ha trovato in persone come Francesca De Marinis, Sebastiano Tagliaferro e Silvana Equizi, un vero e proprio muro di sbarramento. Vero è che i consiglieri regionali in tutta questa vicenda non hanno potuto avere voce in capitolo considerando l’organigramma inesistente di un Movimento ove non esistono vertici, che però esistono a livello nazionale. Pesi e misure diverse attraverso le quali si è giunti alla candidatura di Michele Emanuele Mastrolonardo, una scelta fatta con metodi “fascisti”. Alle perplessità si aggiuge anche il mistero poichè i nominativi dei candidati di una lista che non è riuscita neanche a riempire le sedici caselle disponibili, e che ha ottenuto l’ok da Grillo, non sono ancora noti. Ma c’è chi scommette che ci sarà da piangere. A quanto pare c’è stata una pubblicazione sommaria apparsa in qualche blog, con le sole iniziali dei candidati. Stesso e identico metodo che si utilizza quando si pubblicano i comunicati stampa dei carabinieri e quando gli autori dei reati sono minorenni.

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