Triggiano, la Waterloo di Dattoli e i “tre culi” di Schiraldi

Se proprio vogliamo indorare la pillola, o se preferite addolcire la supposta come ha fatto qualche candidato della coalizione Pd-Maurodinoia, comunque e’ andata e’ stato un successo. Si’ perche’ capita spesso che dopo l’apertura delle urne alla fine sono tutti vincitori di qualcosa, anche di una medaglietta di cartoncino Bristol. Ma la fuga anticipata dal comitato schiraldiano di qualche volto rabbuiato e paonazzo alle primissime luci dell’alba, un significato ce l’ha pure, soprattutto quando i conti con la calcolatrice non son tornati fin dalle prime battute dello spoglio. “Chi di spada ferisce, di spada perisce”. Un antico adagio che ha a che fare con la vendetta e che trova riscontro nei fatti del voto disgiunto: cinque anni fa il rigurgito del popolo con annesso rutto liberatorio aveva cacciato negli inferi la Maurodinoia, questa volta ha impallinato definitivamente la carriera politica di Adolfo Schiraldi. Volendo stare ai fatti, il Pd triggianese ha perso la faccia e lo scettro di partito di maggioranza relativa, precipitando come il sale inglese, alle spalle della civica del Cactus, per posizionarsi in terza posizione. Magra consolazione per un partito che esce da questa competizione elettorale insieme al suo candidato sindaco Schiraldi, punito e purgato dall’elettorato in maniera ingloriosa. Con chi prendersela ora, e’ questo il punto di discussione di una analisi politica che non concede sconti a nessuno. Il centrosinistra ne esce fortemente sfigurato, io direi praticamente disintegrato. Dalle ceneri ardenti della casa che brucia è salito al cielo lo spirito di Vitangelo Dattoli, grande artefice di una scelta improvvida e altrettanto irresponsabile. E’ la fine del regno e di una egemonia costruita nei secoli dei secoli. Adesso possiamo pronunciare l’amen liberatorio in maniera corale in quanto il paese intero ha compreso che quella di Schiraldi era una scelta di potere, ridicola e penosa, che ha fatto finanche divertire i polli e le galline del nostro Noe’ nazional-popolare. Una scelta che aveva mantenuto distanti da Triggiano i personaggi politico-istituzionali della Regione Puglia compreso il suo governatore. La Waterloo del direttore generale del Policlinico si e’ consumata non solo per eccesso di ingordigia e di appetito perenne, ma soprattutto perche’ lo schieramento delle truppe sul campo di battaglia questa volta non ha funzionato, sfibrate da sei lunghissimi mesi di campagna elettorale condotta senza testa e senza cervello. Soprattutto senza idee in un paese che “ab origine” doveva prendere forma. Il peso di un capo di imputazione a carico del candidato sindaco e alcune squallide vicende di presunta compravendita del voto all’interno della coalizione di cui egli non appare diretto responsabile, hanno fatto da corollario ad una carriera politica giunta al capolinea dell’Amtab. L’epilogo e’ plasticamente rappresentato dalla disfatta, poco eroica e senza onore. La prova e’ data dal divario crescente con il diretto antagonista Antonio Donatelli che sin dagli albori della sua candidatura aveva compreso che accettando le primarie sarebbe miseramente finito nella trappola costruita ad arte in un Pd a trazione tutta dattoliana. Era gia’ accaduto a Cassano cinque anni fa, lo stesso Cassano che oggi può permettersi metaforicamente di fare il classico gesto dell’ombrello, rendendo la pariglia. E Il risultato di ieri ne e’ la riprova senza se e senza ma. Tornando al nostro Adolfo, nell’ultimo comizio, sotto lo sventolio della bandiera dell’imbecille in servizio permanente effettivo, aveva trionfalmente aperto con il Bolero e in chiusura con il “Vincero'” pavarottiano. Credo che sia adesso il caso di declinare, dopo la Boheme della Vergogna, verso la Traviata. Il dramma non assume solo valenza lirica, ma va ben oltre. Segna la fine di un’epoca per un partito che a Triggiano consegna le armi spuntate comprese le mutande consunte dei suoi guerrieri alla Maurodinoia e consorte. Sud al Centro spodesta Dattoli che non potra’ vendersi piu’ nulla nella sua innata capacita’ di trasformismo e di mimetizzazione. Potra’ farlo invece la Anita regionale che al cospetto di Emiliano fara’ pesare e non poco il risultato triggianese nel prossimo futuro. Torno per un attimo alla misteriosa metafora dei “tre culi” preannunciata da Schiraldi. Una storiella che avremmo conosciuto in caso di vittoria della corazzata sgangherata a matrice piddina. Credo che alla luce del risultato nefasto non riusciremo mai a sapere, parlando con decenza, se quei tre culi hanno anche un volto. Roba da lotteria nazionale con annesso gratta e vinci. Ma sempre a proposito di culi possiamo soltanto dire che molti sono rimasti per terra. E quello di Dattoli e di Schiraldi si e’ praticamente consumato sotto il sorriso sornione di Bubba. Rimane il terzo culo, da capire di chi è.

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