Triggiano, proseguono le grandi pulizie ma sarà guerra contro i cavernicoli 

Il punto vero della questione è decidere cosa farne della fontana di piazza Lombardi, attuale monumento alla inutilità . Se fontana deve esserci ci deve essere anche l’acqua, altrimenti meglio sarebbe per tutti piantare alberi e qualche cavolfiore per offrire una green card ai visitatori e risparmiarci la vista poco edificante di una cloaca con al centro un artistico ammasso di rottami color finto-ruggine. Non conosciamo nel dettaglio le ragioni tecniche del getto prostatico che fuoriusciva dall’ugello, ma ricordiamo che la “fontana” è opera donata dai Lombardi (non quelli della Lombardia) ai triggianesi con tanto di piazza dedicata al patron fondatore del Carrizzo. Di certo c’è qualche problema idrico e di perdite nelle tubazioni, ma all’epoca si è trattato di un grande gesto di generosità dell’azienda che gestisce l’appalto dei rifiuti, largamente ricompensato dalla collettività in termine di tributi comunali e di accrescimento dei profitti personali. È evidente che tutto questo non è sufficiente e gli interventi straordinari di pulizia disposti dall’assessore Volpe ne sono la dimostrazione pratica. Il vicesindaco dorme col sacco a pelo nel comando di PM e gira da giorni come una trottola in tutti gli anfratti del paese, quelli nei quali si annida il lerciume sparso e abbandonato dai cavernicoli. La battaglia sembra impari, ma l’assessore non intende mollare affatto. Il sindaco Donatelli ha dato l’imprimatur: l’obiettivo a breve e’ quello di riportare la situazione verso un accettabile livello di normalità restituendo un minimo di decoro all’indecenza urbana, per poi passare al pugno di ferro e a salatissime multe. Tornando alla nostra fontana-discarica, essa stessa e’ un simbolo eloquente della parabola aziendale, dai fasti degli anni ’70, ’80 e ’90 al decreto di fallimento dei giorni nostri. Peccato davvero, ma la grande vasca rimasta all’asciutto trasmette un senso di aridità sconcertante. La scultura nel suo significato stilistico delinea una porta aperta verso oriente, lì dove spunta il sole. Ma sarà difficile farlo capire ai bambini delle elementari e anche a quelli delle medie o alle comitive che ciondolano ai bordi pensando che quella non sia una vasca ma una gigantesca pattumiera dove gettare di tutto, dalle lattine agli avanzi di pizza, dagli hot dog alle bottiglie. Beati i loro genitori che stanno allevando delle capre, tali rimarranno e senza neanche latte perché il buongiorno si vede dal mattino. Pensando alla realizzazione architettonica siamo sempre molto cerebrali, non me ne voglia l’amico architetto che l’ha partorita, sicuramente originale e d’avanguardia, ma quando facciamo queste opere poi ci dimentichiamo la funzione precipua senza guardare al senso estetico che meriterebbe qualcosa in più anche per la middle class. Non possiamo pero’ che confermare il vecchio proverbio “a caval donato non si guarda in bocca” e soprattutto meglio la fontana (se funzionasse) che un albero di ulivo di acciaio pensato da qualche ingegnere tempo addietro. Una idea bizzarra se non partorita durante i primi sintomi di una particolare patologia. Immaginate nella patria degli ulivi, avremmo goduto di un “Ulivox” sfornato dal siderurgico di Taranto, con chilogrammi di acciaio inox come quello delle padelle di Ikea dove all’occorrenza poter friggere anche le uova, come e’ capitato a qualche malcapitato signore anziano quando tempo fa in villa si è accomodato a mezzogiorno in punto su una panchina realizzata col medesimo materiale. Uova fritte sì, ma quelle del poveretto trasferito d’urgenza al centro grandi ustionati di Brindisi. 

Prendiamo atto per dovere di cronaca e di correttezza nei confronti dei due vigili urbani finito nel mio mirino, una precisazione sulla polizia municipale e sull’attività che ieri sera si stava svolgendo in villa poiché, mi e’ stato confermato, i due marescialli erano lì dov’erano per tenere sotto controllo qualcuno che aveva alzato il gomito anzitempo e che rischiava di provocar danni. Giustissimo direi, la satira e’ trascinante e cinica, talvolta anche politicamente scorretta, sebbene intorno si sentisse il bisogno di altra forza pubblica per i fatti narrati nell’articolo di questa mattina. Ma qui subentra il problema dell’organico, lamentato dal comandante Villonio nel lontano 1991 quando facevo il cronista locale della Gazzetta. Sono passati 25 anni e siamo nelle medesime condizioni. Secondo la vostra opinione con chi dovremmo prendercela o con chi festeggiare queste nozze d’argento dell’insipienza e dell’inettitudine ? Buona festa di San Rocco a tutti. Facciamo pausa.

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