Truffa ex Provincia Bari: appalti in cambio di carne e pesce. I coniugi Maurodinoia e Sandrino Cataldo (u’ mest) definiti “lurdacchioni” da imprenditore

(ANSA) Una fornitura pressoché quotidiana di generi alimentari, l’esecuzione gratuita di lavori di manutenzione in casa e l’utilizzo reiterato di auto e mezzi aziendali e denaro: sarebbero queste le utilità che – secondo  l’accusa – i coniugi Anna Maurodinoia (ex vicepresidente del Consiglio provinciale di Bari) e Alessandro Cataldo (per lui la Procura aveva chiesto l’arresto, rigettato dal gip) e l’allora dirigente dell’Ufficio tecnico della Provincia Cataldo Lastella, avrebbero ricevuto da alcuni imprenditori in cambio di appalti. È una delle accuse di corruzione ipotizzate dalla magistratura barese nell’inchiesta sull’ex Provincia di Bari che oggi ha portato al sequestro di beni per 240mila euro. Di parere contrario il gip secondo il quale si tratta “di regalie inopportune, certamente interessate ma non necessariamente ed univocamente interpretabili nell’ottica di tangenti”. In una intercettazione telefonica – emerge dagli atti giudiziari – un imprenditore viene contattato da un uomo ritenuto dagli inquirenti “factotum di Alessandro Cataldo”, il quale gli dice che “u mest (Cataldo, ndr) vuole un chilo e mezzo di salsiccia di vitello, un po’ di costatine di cavallo e un po’ di pesce”, e un’altra occasione chiede “arrosto misto per 24 persone”. L’imprenditore al telefono con il suo interlocutore definisce i coniugi Maurodinoia “lurdacchioni” per “la frequenza e l’esosità delle richieste”. Secondo il giudice, però, “trattasi di regalie inopportune, certamente interessate ma non necessariamente ed univocamente interpretabili nell’ottica di tangenti”. Il gip rileva infatti “un quadro insano e malato nell’ambito della Provincia di Bari, caratterizzato dall’intreccio di relazioni amicali assolutamente inopportune” fra gli imprenditori e i politici, “che tuttavia non superano la soglia del sospetto”. “Non emerge – scrive il gip – che tutte le utilità erogate fossero il prezzo per la funzione di collettori di tangenti”. Un buffet per sessanta persone del costo di 770 euro per festeggiare l’onomastico dell’allora presidente del Consiglio provinciale di Bari è tra le presunte truffe che la Procura di Bari contesta a tre dei 22 indagati nell’inchiesta su appalti e favori all’ex Provincia barese. L’indagine ha portato oggi al sequestro di beni per 240mila euro  a carico di otto persone. In particolare l’accusa di truffa, riconosciuta dal gip, riguarda l’allora dirigente ‘Servizio Affari Generali’ Pietro Galidoro, il funzionario provinciale Giuseppe Rotolo e l’ex capo di gabinetto dell’ufficio di presidenza, Mario Ruggiero. Formalmente il buffet fu autorizzato “al fine di consentire il regolare svolgimento dei lavori del Consiglio provinciale in occasione della faticosa seduta di approvazione del bilancio di previsione 2012”. Fatti, secondo la procura di Bari, “non conformi al vero” in quanto la seduta era durata poco più di tre ore e “il rinfresco non aveva alcuna giustificazione istituzionale”. Tra le contestazioni riconosciute sussistenti dal gip c’è poi un rimborso da circa 700 euro ottenuto nell’ottobre 2011 dall’allora vicepresidente del Consiglio provinciale, Anna Maurodinoia, per un viaggio a Roma, ufficialmente fatto per impegni istituzionali ma in realtà – secondo l’accusa – per scopi privati.

Maurodinoia, accuse insussistenti

“Ho fiducia nell’operato degli inquirenti per chiarire che i 692,79 euro sono stati effettivamente spesi”. Anita Maurodinoia, ex vicepresidente del Consiglio provinciale di Bari, commenta così, “per il rispetto che mi lega ai miei elettori”, il provvedimento di sequestro notificato oggi dalla magistratura barese Il riferimento è all’accusa mossa dalla Procura di essersi fatta rimborsare circa 700 euro per un viaggio a Roma. “Si tratterebbe, cioè, – spiega Maurodinoia – secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, dell’indebito rimborso di spese sostenute per una trasferta istituzionale di due giorni (13/14 settembre 2012) a Roma presso l’Upi. Naturalmente, potrò facilmente dimostrare documentalmente l’insussistenza di quanto viene contestato. Ora, e non solo per mantenere fede ad un noto rituale, intendo manifestare fiducia nella Giustizia e ampia disponibilità a rendere nel più breve lasso di tempo possibile tutti i chiarimenti del caso”.

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