Vincent, l’uomo senza memoria

Il sindaco Denicolò sbaglio cinque anni fa nella impostazione della campagna elettorale facendosi ritrarre in un manifesto diventato storico, con un look e uno stile completamente inusuale rispetto a quello solito anni ‘80. Infatti in quella immagine con un informale maglione nero a girocollo sembrava un dandy britannico al quale il naso puntuto conferiva un olfatto oltre i limiti. In sostanza uno che oltre a stare al passo con la moda, lo era anche con i tempi. Non è andata proprio così a giudicare da questi anni trascorsi in municipio, o dei ritagli di tempo, che tra studio e professione, ha dedicato alla collettività triggianese che lo ha scelto considerando “la persona”. Ignorando, se non le sue indubitabili capacità da medico oculista che sono fuori discussione, in quelle più politiche che spesso non tutti possiedono nel loro dna soprattutto quando si ha origini socialiste. E fu proprio quello l’errore compiuto, perché la sua investitura calò non come l’asso del poker, ma come spesso è avvenuto, dall’alto e non secondo una scelta ragionata e soprattutto condivisa. Ma tant’è, ce ne facemmo una ragione eliminando la logica e calpestando l’intelligenza, e molti pur di contrastare l’avanzata dei Lanzichenecchi, scelsero il meno peggio. Dopo il torpore e a pochi passi dalla pensione sindacale, di punto in bianco si è risvegliato un attivismo frenetico del primo cittadino il quale dopo aver preteso una ricandidatura per honoris causa, ha ottenuto il “niet” sovietico del partito democratico che ha dovuto fare spazio al giovane Adolf il quale per cinque anni è rimasto lungo la sponda del fiume giocando al giudice e all’imputato, in attesa di avere giustizia e in attesa che qualche cadavere gli passasse davanti. Il Sinnico, Vincent, è uomo dotato di sarcasmo agreste, che spesso utilizza fuori luogo. Prova ne sono alcune dichiarazioni improvvide che ha rilasciato a Triggiano Democratica quando parla di una generica situazione di negatività del quadro politico-amministrativo che scopre essersi completamente sfilacciato. Interpretando il pensiero di Vincent, le galline sono scappate dal pollaio, tutte fanno coccodè e lui non riesce a riportarle nel recinto, soprattutto i galli che sono andati in altre direzioni. Insomma alla fine il primo cittadino che ha totalmente perso il controllodei ruspanti, dice chiaro e tondo (e manda a dire) che le responsabilità del caos non sono attribuibili alla sua condotta, appellandosi all’emendamento dei poteri e delle prerogative che gli spettano per legge. Insomma se le mutande sono bianche, dobbiamo capire qual è il verso giusto per evitare di mettercele al contrario. E se Campobasso segretario del Pd lo aveva caldamente invitato a soprassedere sulla nomina del nuovo assessore per evitare che il clima politico potesse surriscaldarsi, lui cosa ha fatto: ha risposto con un me ne frego. E di qui le disquisizioni sulla continuità della gestione amministrativa e sulla urgenza di approvare il bilancio comunale, poiché sappiatelo tutti, oggi andiamo avanti per dodicesimi. Vincent avrebbe dunque agito in piena coerenza e soprattutto per il bene comune, guadagnandosi una medaglia al valore civile. Omettendo che il neo assessore sia stato strumentalmente utilizzato per votare in una seduta di giunta lampo il provvedimento sulle Posizioni Organizzative. Denicolò ha detto pure di non voler fare inciuci con nessuno, se non con se stesso e quindi al prossimo consiglio comunale, chi lo ama lo segua. Essere mandato a casa non gli cambia la vita, ha pure sottolineato, ma noi ce ne eravamo accorti da tempo perché fare il sindaco, almeno come egli stesso ha precisato, non ha portato nessun vantaggio. Su questo siamo d’accordo per quanto riguarda il paese e la collettività. Forse per altri si potrebbe ragionare. Vincent stando a quanto si apprende sta preparando una sorta di memoriale, anzi lo ha chiamato dossier che prima o poi renderà pubblico, con tutte le opere che sono state realizzate a Triggiano in questi cinque anni. Siamo curiosi di leggerlo per metterlo a confronto con le linee programmatiche sottoscritte dopo la sua elezione alla carica di primo cittadino. Non mi pare che saltellando da un capitolo all’altro se ne possa verificare la veridicità. Ma è probabile che quella che sta preparando Denicolò sia una fiaba, e dunque è la fantasia il denominatore comune. Il Sinnico che mostra poca memoria, incespica proprio nell’ultima domanda posta dall’intervistatore del giornale telematico, quando gli si chiede se è disposto a rivedere i provvedimenti chiave, ovvero Posizioni Organizzative e bando di concorso per il posto da dirigente dell’Ufficio Tecnico, gli argomenti che hanno mandato a palla la maggioranza. Sono argomenti avviati e ormai fuori busta. Forse Denicolò in gergo giornalistico voleva dire argomenti “fuori sacco”, non più pertinenti e superati. Superati con una prova di forza e con una enorme faccia di bronzo, per giunta senza memoria.

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