Violenza sessuale, l’orco triggianese e il maiale ghanese

Gurdando il suo profilo Fb e' raccapricciante. Per i contenuti e soprattutto per le foto che propongono in tutte le salse abbuffate pantagrueliche. Ancora piu' grave un post paradossale contro la violenza sulle donne, eppure ci sono foto dove qualche culo si spreca in foto altrettanto allusive. Strana dicotomia di un cervello (se cosi' puo' chiamarsi) molto malato e di una forma di depravazione che unisce il cibo, con bocche volgarmente spalancate e l'inevitabile analogia con il sesso orale. D'appresso, dopo l'arresto, una serie interminabile di contumelie, di minacce di morte e di biglietti augurali che auspicano grande accoglienza con annessa sodomizzazione che il carcere riserva ai violentatori di donne. C'e' anche qualche istigazione al suicidio per una vita che il violentatore di Triggiano non dovrebbe meritare, ma noi non siamo il Padreterno che forse in qualche caso sbaglia a mettere l'argilla e sposta il pene al posto del cervello e andrebbe avvisato via whatsapp. La turpe storia della 16enne sistematicamente sottomessa alle depravazioni e alle perversioni bestiali di due orchi meriterebbe niente di umano nei loro confronti. In altre epoche sarebbero stati ghigliottinati senza alcuna speranza di redenzione e le loro teste fatte rotolare per l'appunto in una porcilaia, avvolte nello sterco. Oppure la castrazione fisica che li avrebbe resi impotenti a vita ma forse ancora piu' violenti, oppure il contrappasso dantesco della violenza sessuale come punizione nei loro confronti, sistematica e ripetitiva ad opera di galeotti rinchiusi in una cella. Dunque si dira', sono degli animali, volgari e dagli istinti piu' bassi sui quali la giustizia dovrebbe essere meno garantista data l'evidenza e i puntuali riscontri fatti dagli investigatori che non si prestano a equivoci di alcun tipo anche se prima o poi mi aspetto qualche perizia psichiatrica da parte della difesa. A pelle il fatto che entrambi godano dei domiciliari e' scandaloso. Non e' una affermazione personale ma un dato statistico basato sulle reazioni evsui giudizi della gente comune, raccolto dalle mille e piu' considerazioni che esprimono sentimenti di odio e di disprezzo per il turpe gesto commesso nei confronti di una adolescente che dignitosamente ha alzato la testa dopo un anno di stupri, ponendo fine al suo incubo in una vita ove dovra' raccogliere e ricomporre i cocci di una dignita' perduta. Talvolta non ci rendiamo conto che episodi di questo tipo possono accadere ovunque da parte di insospettabili, ma il crescendo del fenomeno che vede la sottomissione di vittime giovanissime impone al legislatore soluzioni molto piu' radicali e drastiche poiche' prima o poi sara' la gente della strada a farsi giustizia. Questo episodio fa il paio con quello accaduto venerdi scorso sempre a Bari. Per essere politicamente corretto, dopo i bianchi di casa nostra, ci mettiamo anche il ghanese che ha tentato di violentare per strada una donna palpeggiandola. Le urla della signora o signorina hanno richiamato i passanti che hanno circondato lo straniero fino all'arrivo della polizia costretta ad usare il peperoncino spray per immobilizzare il soggetto che forse a causa dell'arrapamento mancato ha cominciato a dare di matto, a sputare e inveire contro gli agenti. Meglio sarebbe stato utilizzare strumenti che le forze dell'ordine adottano in altri Paesi, ad esempio una bella scarica elettrica tale da stenderlo per terra, caricarlo sulla volante, ammanettarlo e portarlo via per l'identificazione. E invece no, uno con le manette non puoi neanche fotografarlo per una questione deontologica cosi' come la buffonata di coprire gli occhi del pregiudicato con una banda nera. Sta di fatto che sempre il ghanese ha dato in escandescenza negli uffici della Questura . A rimetterci sono stati due agenti raggiunti da altrettanti cazzotti sferrati dall'uomo in evidente stato di ebollizione. Tutti e due finiti in ospedale con una prognosi di dieci e venti giorni. Ditemi voi se tutto questo puo' essere considerato normale in un Paese come il nostro.

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