Comunali, il patto di ferro fra Adolf, Alì Bubbà e i 40 amiconi. Al centro il “Donatellum” tra pesce fritto e baccalà

Chiamatelo sodalizio, congrega, o associazione di stampo democratico. Ma quello che stanno preparando nelle cucine del Pd triggianese potrebbe essere un cibo molto indigesto per gli ignari cittadini che di qui a poco dovranno rinchiudersi nelle urne. Il pacco sarebbe bello e già pronto, solo da infiocchettare, con il candidato sindaco autoproclamatosi, il giovane Adolf che dalla sua gode dell’alta protezione del Vaticano nella persona del cardinal Dattoli a cui di recente si è aggregato Alì Bubbà e i suoi 40 amiconi. Una consorteria, o se volete una piccola cooperativa lavoro, il cui assortimento è particolarmente vario e che mira, come unico obiettivo, ad occupare le stanze del potere e garantirsi altri cinque anni di sopravvivenza. Il Policlinico vigila su tutti, e non solo dal punto di vista sanitario. Da tempo circola a Triggiano la notizia della candidatura a sindaco del giovane Adolf che, in senso politico, giovane non è e che nel suo passato ha ricoperto incarichi di primo piano da amministratore comunale. Adolf è la sintesi del socialismo anni 80, ed è un uomo della prima repubblica riciclatosi nel partito democratico. Cinque anni fa sarebbe stato sindaco se non fosse incappato nelle maglie della magistratura per colpa del suo amico, il senatore Alberto Tedesco coinvolto in uno dei tanti filoni d’inchiesta sulla grande torta della sanità regionale. Sì perché Adolf dagli uffici dell’agricoltura era passato nella segreteria di Alberto, all’epoca assessore regionale alla Sanità, settore nel quale aveva mani e piedi per ragioni professionali. L’incidente di percorso lo costrinse ad uscire di scena pur avendo superato alle primarie Michele Cassano, sindaco uscente. A Triggiano c’è il vezzo di far fuori tutti gli uscenti, Cassano fu la prima vittima, Denicolò sarà ben presto la seconda, a meno che non scelga la strada del suicidio politico scivolando nella trappola mortale delle primarie. La novità è che con il patto siglato con Alì Bubbà, i giochi sembrano ormai belli e sistemati a meno che ancora una volta la magistratura non ci metta lo zampino per l’indagine sulla Provincia di Bari che è alle battute conclusive e che potrebbe riservare non poche sorprese mandando tutto a carte e quarantotto. A ben vedere l’immagine di questo centrosinistra non è certo simile a quella di un gruppo di suore orsoline in preghiera. Chi più, chi meno, con la giustizia ha avuto in qualche modo da fare: chi assolto, chi condannato e chi indultato. E questo non ci pare poco rispetto all’immagine che si vuole offrire e alla spavalda certezza di avere già la vittoria in tasca. Al centro la situazione appare ancora scontornata, mancano dei tasselli per completare il mosaico. Donatelli che sarebbe pronto a guidare una coalizione dal fritto misto e baccalà, è ancora in stand by. Il divorzio dal Partito democratico sembra dato per certo così come si prevede che il Pd possa di conseguenza perdere i pezzi più importanti che ne decretarono il successo alle precedenti elezioni comunali, recuperandoli in buona parte dalle ingegneristiche operazioni di controllo del voto ad opera dei nuovi reclutati. Donatelli sembra che goda di particolari capacità di aggregazione soprattutto tra le frattaglie dei moderati, degli scontenti e di quelli che sono rimasti senza un tetto, i quali pur di vestire una casacca sono orientati verso l’assemblaggio di civiche fai da te ma con una insidia poiché all’interno si anniderebbero personaggi già noti del panorama politico cittadino. Il punto, a prescindere da quanto potrà accadere, è nella sostanza. Che differenza potrebbe esserci fra le due coalizioni ? Le caratteristiche genetiche ci sembrano perfettamente sovrapponibili e senza alcun valore aggiunto sia dall’una che dall’altra parte. Tanto più che della destra triggianese non è rimasta neanche una lapide.

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